RAGOGNA NEL CUORE CON IL CORO ALPINO “AMICI DELLA MONTAGNA”
di Dino Temil
Il primo impatto con “ lor Signori “ mi fa sorgere l’interrogativo: non sarà che inavvertitamente ho attraversato uno squarcio spaziotemporale e sono piombato nel passato? Niente di tutto questo: Ragogna è semplicemente un paese dove il tempo sembra essersi fermato. Non ci sono grandi insediamenti produttivi, la gente vive ancora secondo i bei ritmi dei tempi andati. C’è il castello medioevale in Borc, ( a San Pietro), un monte ( di Muris), teatro di aspri combattimenti nella Grande Guerra e luogo di culto e di ricordo per gli alpini della Julia scomparsi nell’affondamento del piroscafo Galilea che li riportava in Patria. Un lago da valorizzare, un fiume come il Tagliamento dalle caratteristiche uniche in Europa, molto frequentato come spiaggia dagli amanti della tintarella nei mesi estivi e da tutelare per le generazioni future.
Un compendio di universo preservato dal logorio della vita moderna che però la gente, pur conservandolo gelosamente, non ha mai voluto godersi in esclusiva. E’ forte, a Ragogna, il desiderio di far conoscere le sue bellezze anche al di fuori del proprio confini comunali.
In questa atmosfera ancora idilliaca, è presente un sodalizio che non svetta solo per l’attività artistica, ma per essere una delle tante sfaccettature sociali.
E’ il Coro “Amici della Montagna” che, già nel suo nome, contiene le radici della sua storia. Fondato nel 1981 da non più di 5 o 6 amici, ex alpini e appassionati non solo di montagna, ma anche del canto e soprattutto dello stare insieme. Fra di loro “Giovanin ghitare” , al secolo Giovanni Sabadello, che per molti anni fu l’infaticabile presidente. Il primo obbiettivo è stato quello di cantare non solo per il proprio piacere personale, ma anche per quello degli altri . Da allora ad oggi, attraverso molte tappe, e con il passaggio nelle sue fila di molti abitanti del Comune, la filosofia è rimasta immutata. L’impegno è naturalmente aumentato, ma sempre orientandosi verso la continuità e la diffusione della tradizione corale friulana e alpina, sia popolare che d’autore.
Dal 1993, e la longevità testimonia quanto funziona, il Coro si avvale della direzione del maestro Armando Iseppi. Molti i progetti in luce, fra i più prossimi, la realizzazione del primo cd di villotte per il quale è già stato individuato il titolo: “Lant jù pe taviele” .
Vale la pena di menzionarli uno ad uno questi amici con un virtuale battimani :
Presidente: Mirco Perissutti.
Segretario: Giulio Donelli.
Rev. dei conti: Simone Lizzi.
Consiglieri: Graziano Blasutta,Luciano Di Pasqua e Erminio Lenarduzzi.
I CORISTI.
Direttore: Armando Iseppi.
Primi tenori : Davide Andreutti, Graziano Blasutta, Giancarlo Marcuzzi, Silvano Rugo e Romolo Sgoifo.
Secondi tenori: Gianni Colletto, Agostino Colombino, Giulio Donelli, Mirco Perissutti, Romeo Gotti e Eric Goyard.
Baritoni: Giacomo Della Vedova, Erminio Lenarduzzi, Simone Lizzi, Antonio Mattioni e Adelmo Pascoli.
Bassi: Giuseppe Bincoletto, Giordano De Luca, Luciano Di Pasqua, Domenico Gubian, Pierluigi Pascoli e Ettore Pezzetta.
AFFIATAMENTO E TENACIA NEL DNA DI
“ INSOLITENOTE “
di DINO TEMIL
Mettete insieme canzoni religiose, evergreen italiani e hit straniere, un po’ di classici in marilenghe e un pizzico di gospel… Shakerate tutto e vi troverete in mano un repertorio insolito di note… Insolitenote. Mai nome fu più azzeccato per il gruppo musicale di Ragogna che, per arrivare all’attuale ottimo livello di proposte, ha messo alle spalle 4 lustri di lavoro. Erano gli anni ottanta quando un gruppo di ragazzi, tutti con la musica nel sangue, pensò bene di darsi un appuntamento fisso per stare assieme, suonare la chitarra e cantare. All’inizio preparare le canzoni non era facile. Tutti avevano un background piuttosto approssimativo, più che da esperti, da “appassionati”. Ma c’era anche tanta, tanta buona volontà e l’input a crescere musicalmente.
Il repertorio era formato principalmente da canzoni religiose, ma non mancavano i grandi classici della canzone italiana e straniera indispensabili per qualche appuntamento all’insegna dell’allegria e della spensieratezza.
L’esperienza piacque e il sottile gruppetto a poco a poco accolse nuovi adepti tra le sue file, crescendo contemporaneamente anche dal punto di vista tecnico grazie all’esperienza musicale di alcuni nuovi componenti ed agli studi di perfezionamento di alcune “colonne portanti” del gruppo.
Nel 2000 una pattuglia di 7 ragazzi di Rodeano entrò a far parte del coro dando vita ad un nuovo e proficuo sodalizio musicale. Nel frattempo, il repertorio cominciava a farsi più impegnativo, più elaborato, artisticamente prezioso, puntando su una maggior cura all’esecuzione vocale e strumentale. Un percorso che ha dato i suoi frutti: grazie a lezioni di ritmica e tecnica vocale, ogni componente del coro ha potuto scoprire le proprie qualità nascoste.
La storia del coro è costellata di esibizioni durante “feste comandate”, matrimoni, battesimi, concerti natalizi nei teatri e manifestazioni canore a livello locale. Le proposte si sono man mano arricchite allargandosi anche ai canti della tradizione popolare friulana e al gospel.
Attualmente Insolitenote, che da questo anno è iscritto all’Associazione Cori del Friuli Venezia Giulia, conta su 20 elementi dai 17 anni agli over 50 e può constatare con orgoglio che la sua composizione numerica è in continua crescita. E’ infatti aperto a tutti gli appassionati di canto senza limiti di età che si ritrovano alle 21 di ogni martedì in una sala della latteria di Muris.
Dal 2007, anche i bambini e i ragazzi dai 9 ai 14 anni possono accostarsi al canto e alla musica grazie a un laboratorio musicale fortemente voluto da alcuni membri del gruppo. Il coro dei più piccoli è ormai ben avviato assicurando il ricambio generazionale quando i più maturi decideranno di riporre il loro hobby nel cassetto.
IL PERSONAGGIO - AMILCARE PASCOLI (BASTIANIN) DI MURIS. UN FIUME IN PIENA DI RICORDI: ANCHE IL CLICHE’ DELLE DOMANDE DIRETTE E’ SALTATO .
di DINO TEMIL
Mammoni, non lasciano la casa, poca voglia di lavorare, fanno pochi figli, senza valori, individualisti. Le generazioni di oggi hanno, vere o presunte, queste caratteristiche, almeno nell’immaginario collettivo. E allora è utile, molto utile, guardare a qualche esempio del passato. La testimonianza di Amilcare Pascoli deve far riflettere chi si ferma di fronte al primo problema. Lui di ostacoli, ne ha dovuti affrontare tanti nella vita e li ha superati tutti, visto che è ancora qui, a 88 anni, a raccontarci come è andata. Può sembrare la vita comune di un uomo comune, ma, in realtà è la vita di un uomo che ha perso il papà giovanissimo, ha affrontato la guerra e la prigionia, non aveva lavoro, ma tanta voglia di lavorare, è rimasto senza casa e ne ha costruite 8 per se e per i suoi famigliari, ha affrontato fianco a fianco il calvario dell’amatissima moglie fino al doloroso epilogo.
Ma tutto era cominciato il 2 febbraio del 1938… << Il giorno della morte di mio padre, aveva solo 48 anni. Posso affermare che da lì iniziò la mia “Vita in Famiglia” in prima persona.
Papà era un invalido della Grande Guerra ( 1915 -‘18): è arrivato a casa alla fine del conflitto ma, per le conseguenze subite, non ha avuto tregua fino alla morte. Non poteva lavorare e per questo era sempre avvilito; ha tanto sofferto. Ci ha lasciati con 4mila lire di debito, fra spese di ospedale e funerale. Una cifra pesante per quei tempi e infatti ci sentimmo a terra. Mia sorella Livia aveva 20 anni, io 17, mio fratello Olivo 15 e mia sorella Maria solo 7, mamma aveva 38 anni. Non possedevamo una lira, non si trovava lavoro, la nostra unica fonte di reddito erano le 2 mucche nella stalla e qualche campo a mezzadria, ma si doveva lavorare per avere latte e il raccolto. Lo facemmo assieme allo zio Giovanni, fratello di mia madre >>.
La famiglia inizia a ricostruirsi il futuro insomma, ma deve interrompere: c’è la guerra!
<< Il 19 marzo 1940 vengo chiamato alle armi e destinato al Sesto Reggimento Genio a Bologna, dopo sono stato trasferito a Tolmezzo per 28 mesi e poi a Tarvisio e Moggio Udinese.
L’8 settembre 1943 siamo stati fatti prigionieri e portati in Germania in un campo di lavoro vicino Francoforte. Ci sono rimasto per 2 anni, ho potuto tornare a casa il 15 luglio 1945 >>.
Non è l’unico che paga un tributo al conflitto: << Mio fratello Olivo viene chiamato alle armi il 7 gennaio1942 e inviato a Bolzano, poi in Grecia nell’isola di Cefalonia dove è stato catturato dai tedeschi. Ma con alcuni compagni è riuscito a scappare confluendo nei famoso IX Corpus, i partigiani jugoslavi guidati da Tito. Finita la guerra è ritornato a casa il 24 maggio 1945. Lui è rimasto a lavorare la terra, io, era il 27 luglio, sono partito per Udine a cercare un lavoro. Mi presentai in un cantiere edile, il padrone mi chiese cosa cercassi, gli risposi: cerco lavoro che ho tanto bisogno! Volle che precisassi di che mestiere? E Io: cosa volete, dopo 28 mesi di militare e due anni di prigionia in Germania… Lo convinsi.
Domani vieni a lavorare mi disse. Cominciai come magazziniere, feci quasi un anno; poi, visto che mi arrangiavo, ho continuato come muratore , senza mai perdere una giornata, fino al 19 dicembre del 1949 quando l’impresa ha chiuso per la morte del titolare >>.
Trovato lavoro, il nostro “eroe” ha nel frattempo messo su famiglia: << Il 20 settembre 1946 ho sposato Gisella Buttazzoni, io avevo 26 anni , lei 4 di meno. Alle nozze fatte in casa, eravamo 45 persone: è stata una gran festa.
Mia moglie lavorava in famiglia assieme a mia mamma, mio fratello Olivo e la sorella Maria: quando aveva tempo andava ad aiutare sua madre che viveva sola >>. E cominciano ad arrivare i figli: il 22 agosto 1947 è nato Franco, il primogenito. Amilcare vuole garantire un futuro migliore, parte per Milano (il 6 gennaio 1950) dove lavora per 10 mesi e al ritorno, il 31 ottobre, assiste alla nascita di Sergio cui segue, il 23 marzo 1952, la femminuccia, Agostina. Nel frattempo trova impiego come muratore a San Daniele, ma dopo aver fatto la giornata sotto padrone, a tempo perso, lavora la sua terra.
<< Nel mese di settembre del 1953, abbiamo diviso i beni di famiglia e dal sorteggio mi sono capitate in sorte 8 mucche e 8 campi fra montagna e bosco. Non la casa, per cui ho trovato alloggio in affitto da mio zio Gianni Bastianin. L’11 gennaio 1955 è nato Danilo. Poiché mia suocera si era ammalata, siamo andati ad abitare da lei, mio malgrado: ma avevo in stalla 11 bestie e 16 campi da coltivare, 4 bambini , mia suocera ammalata e lo spazio era limitato >>.
Già 4 figli da mantenere e tanti problemi: ma l’amore tra Amilcare e Gisella non si ferma: il 13 ottobre 1959 arriva anche Renato. << Nel 1960 ho pensato di costruire una stalla nuova: ho fatto la domanda all’Ispettorato dell’Agricoltura di un contributo. Mi è stata accettata e a fine lavori, a collaudo avvenuto, ricevetti 1.800.000 lire come mutuo a fondo perso. Con quei soldi, ho acquistato il primo trattore e la mungitrice >>.
Una parentesi di serenità, subito interrotta: << Il 20 gennaio 1963 muore mia suocera e così la situazione si fa sempre più grave. Per fortuna Franco e Sergio cominciano crescere e mi aiutano per quanto possibile. Nel 1966 ho lasciato il lavoro di muratore a San Daniele e mi sono messo a fare il contadino in proprio. Non è stato facile: nel 1969 l’infezione di tubercolosi colpì anche la mia stalla e dovetti vendere le 13 bestie che avevo e successivamente comprare 8 giovenche “manges” >>.
Fa il contadino, ma è pur sempre un muratore: << Nel 1969 assieme ai figli e ai nipoti Delio, Adelmo e Dante, abbiamo costruito la casa di Delio. Nel 1970 ho demolito la mia vecchia abitazione e, sempre con il contributo dell’Ispettorato, ho ricevuto a fondo perso, a collaudo avvenuto, 2.800.000 lire Con quei soldi, venduto il vecchio trattore, ho preso uno nuovo più grande, poi la seminatrice, “il butta diserbante” e altri attrezzi che mi permisero di lavorare i campi senza tanto lavoro manuale. Si credeva di essere a posto e si lavorava tranquilli >>.
Ma non è così, il destino è dietro l’angolo. << Siamo al mese di febbraio del 1973 quando mia moglie si ammala: abbiamo seguito una cura ma nulla è servito, ho dovuto ricoverarla all’ospedale a Udine. Era il 3 marzo e nessuno capiva che cosa aveva, ci spedivano da un reparto all’altro, sempre peggio. Un giorno il primario mi manda a chiamare e mi da la terribile notizia: mia moglie è afflitta da un male di cui su 100, si salvano 5 e anche quelli rimangono in carrozzella. Gisella ha tanto sofferto, ha subito una morte crudele, costretta al polmone d’acciaio, il 20 aprile a 48 anni, io ne avevo 52. Ha lasciato 5 figli, di cui 2 minorenni.
E di lì cominciò il mio calvario: 12 bestie in stalla, più di 20 campi da lavorare. Se posso, vorrei ringraziare per l’aiuto ricevuto da tutti: mi hanno dato una mano mia mamma, poi la famiglia del cugino “Bepo”, Gianni e la moglie, mia cognata con i suoi figli >>.
Qualche lieto evento. Il 6 luglio 1974 Sergio si sposa con Liviana, una ragazza di Manazzons, un anno dopo il 26 aprile , Agostina con Adriano De Colle di Coderno.
<< Nel 1974 abbiamo iniziato la costruzione di due case: una per Sergio e una per Agostina. Ho donato un campo ciascuno su cui le abbiamo costruite . Contemporaneamente abbiamo edificato anche la casa per Adelmo e successivamente quella di Franco, dopo aver demolita la vecchia”.
Arriva il fatale 6 maggio 1976, ma, fortunatamente, il sisma non si accanisce troppo. << La nostra abitazione non ha subito gravi danni. In seguito al terremoto è venuta ad abitare da me mia madre, che mi è stata di grande aiuto >>.
E i figli si sposano. << Il 4 giugno 1977 Franco con Ermenegilda, il 13 dicembre 1979 Danilo con Rita. Nel 1982 si iniziò la costruzione della casa di Danilo, tutti assieme nella solita grande prova di solidarietà familiare. Ma…
Ma il 20 settembre 1984 muore mia madre e da allora per me è sempre più grave perché i miei figli erano a casa loro. Solo Renato era rimasto con me: ho pensato di chiamare tutti i fratelli per firmare che rinunciavano alla abitazione paterna in modo che anche lui ne avesse una propria, così ognuno ha potuto stare per conto suo >>.
Attenzione però, Amilcare ci tiene a precisare che i suoi figli hanno imparato presto a camminare con le proprie gambe. << Si sono costruiti tutto con i loro risparmi, io ho offerto solo il terreno e il mio tempo >> .
Dai loro matrimoni, sono nati 10 nipoti: 6 maschi e 4 femmine. Franco una bambina, Alessandra e un bambino, Manuel. Sergio 3 bambine, Paola, Stefania e Chiara. Agostina 2 bambini, Nicola e Fabio. Danilo un bambino, Michele. Renato 2 bambini, Enrico e Luca.
<< Io sono orgoglioso dei miei figli perché hanno seguito il mio insegnamento e mi auguro che possano essere fortunati e godere di buona salute. Per me, arrivato alla mia età, mi resta solo che alzare le mani e sperare che le cose vadano bene >>.
Amilcare, anche nel raccontare, è lo specchio della sua vita, un autentico fiume in piena, inarrestabile. Salta il clichè delle domande dirette, snocciola ricordi come fossero appena accaduti. Un’autentica memoria storica che parte dal 16 dicembre 1920, il giorno della sua nascita e poi per 88 anni che sarebbe ingeneroso riassumere con gli aridi numeri e riconoscimenti: Cavaliere della Patria , 8 case costruite, a Muris ha “ gestito” , essendo stato prima contabile e poi presidente ( dal 1972 al 1990 ) della locale e rinomata Latteria Sociale fino a più di 180 mucche, nel periodo di maggior sviluppo agricolo. Ci saluta con una riflessione e una certezza : << Il terremoto ha dato benefici indubbi, ma ha anche segnato la fine dell’agricoltura. Sono nate nuove abitazioni e sono sparite stalle e bestie . Quello che ho fatto o cercato di fare, l’ho fatto per il meglio… Nella mia vita ho affrontato tante esperienze, ho conosciuto tanta gente e sono soddisfatto della mia opera >>. Mandi Amilcare, ver omp furlan .
ESCLUSIVO – IL RACCONTO DEL SUO PERIODO DI PRIGIONIA IN GERMANIA (1943).
Pascoli Amilcare nato a Ragogna il 16-12-1920 numero matricola 13027
Chiamato alle armi il 19-03-1920 destinato al 6° Reggimento Genio Bologna, poi trasferito a Ferrara, in seguito a Belluno dove trascorsi 3 mesi. Poi venni trasferito a Tolmezzo nel 16° settore GAF. Nel 1943 fui trasferito a Tarvisio nel 17° settore Gaf. Il 2-9-1943 mi hanno trasferito a Moggio Udinese quando l’8-9-1943 i tedeschi circondarono la caserma: eravamo circa 80 militari compresi gli ufficiali. Ci fecero tutti prigionieri.
Il 10-9-1943 ci portarono in stazione e ci caricarono sui vagoni bestiame: eravamo quaranta uomini e lungo il percorso hanno caricato militari fino a Tarvisio. Lì eravamo milleduecento prigionieri. Il giorno 12-9-1943 abbiamo fatto la sfilata: la gente chiamava i primi prigionieri “Badoglio”. Arrivati al campo milleundici, località Badorb vicino Francoforte sul Reno, il giorno 15-8-1943 ci hanno smistati e portati nella cittadina Eternai, un grande campo di concentramento sempre vicino a Francoforte. Il mio destino è stato un lavoro duro e pesante in una fonderia di alluminio, in tedesco si chiamava Elettrofon Chiserai; si costruivano pezzi di aeroplani. Lavorai per circa 19 mesi dodici ore al giorno, una settimana di notte e una di giorno. Il trattamento era pessimo: due etti di pane al giorno,una minestra con le bietole, tre patate e per contorno quasi tutti i giorni spintoni, schiaffi col nervo.
Il3-10-1943 mentre eravamo al lavoro avvenne un bombardamento al campo che bruciò tutte le baracche. Così siamo rimasti senza zaino, non un fazzoletto da naso, non un asciugamano, non la gavetta, non un cucchiaio né forchetta. Da quel giorno sono rimasto in divisa di tela di tela fino a marzo. Durante l’anno 1944 abbiamo subito 240 bombardamenti di giorno e di notte. Il giorno 25-3-1945, era la domenica dell’ulivo, sveglia mattutina e tutti i prigionieri in viaggio per la ritirata perché stavano arrivando gli americani. Eravamo circa diciotto mila di tutte le razze. Quelli che facevano parte della fabbrica Ofembac, per la notte, hanno fatto sosta in una vallata. Eravamo in cinque friulani: Ronchi Valentino classe 1920 San Tommaso, Colomba Gelso classe 1924 Bordano, Giacomino Valentino classe 1911 Buja, Burelli Elio classe 1912 Rive D’Arcano; siamo scapati e ci siamo messi in cammino per dici giorni fino ad Aubrug e lì ci hanno preso gli americani. Siamo stati in un campo di concentramento sotto la loro protezioni; eravamo di tutte le nazioni. Il mio peso era di 48 kg; siamo rimasti fino a luglio e il mio peso è ritornato ai 67 kg. Il 7-7-1945 ci hanno sistemati in un camion e ci hanno trasportati alla stazione di Insbrug. Arrivati a Bolzano, in una caserma ci fecero degli interrogatori: che cosa abbiamo fatto, dove siamo stati, con chi…tante informazioni ci chiesero. Due giorni dopo siamo partiti per Padova: lì nuovo interrogatorio come a Bolzano. Noi friulani ci hanno fermati per cinque giorni; non ci mandavano a casa perché in quel periodo Tito voleva occupare il Friuli. Siamo scappati di notte, saliti su un treno alla stazione di Padova, siamo arrivati a Udine. Il ritorno a casa avvenne il 15-7-1945. successivamente ci hanno chiamati a Sacile per ritirare la decade:l’hanno chiamata “post bellica”e ci hanno fatto l’ennesimo interrogatorio.
Quando ero in prigionia, non credevo di ritornare a casa.
Ora per ricevere qualche compenso, ci chiedono documenti: ma quali documenti?
Un buon memoriale per non dimenticare.
Pascoli Amilcare
Muris di Ragogna, 12-02-2000

COLLOQUIO - AMILCARE PASCOLI INTERVISTATO DA DINO TEMIL. 1° MARZO 2008.

AMICI - da sx Valentino Ronchi,Elio Querin e Amilcare Pascoli.