"IL MESSEDOT" di Sergio De Cecco

 

STORIIS SU LA BANCJE DAL FARI  ven a stai  “STORIIS DI CHEI DI RUVIGNE”
Contadis di Sergio De Cecco

Castello di Ragogna, 12 luglio 2008

Presentazione del testo  a cura del Prof.Giovanni Mauro.

 

E’ con immenso, vero piacere che ho accettato l’invito rivoltomi dal Signor Sindaco a presentare la  “prima” edizione di “Storiis su la bancje dal fari,  ven a stai,  “Stories di chei di Ruvigne” del nostro carissimo Sergio De Cecco.
E’ evidente che se noi oggi ci troviamo qui, ciò è dovuto, oltre che alla collaudata sensibilità del nostro Sindaco, alla magia della penna versatile di Sergio.
Chiedo scusa se mi esprimo il lingua italiana e non in lingua friulana come l’occasione vorrebbe. La colpa è della mia deformazione professionale. Chiedo scusa.
(Breve cenno biografico dell’autore).
De Cecco Sergio, 83 anni, classe 1925. Ha studiato, come lui stesso dice, a ragion veduta, presso la gloriosa università professionale di San Daniele del Friuli.
Figlio d’arte. La madre curava la corrispondenza delle donne analfabete di Ragogna: centinaia di lettere inviate ai mariti emigranti o in armi. Questa è stata la prima maestra di Sergio: senz’altro conosceva le gioie e i dolori di tutta Ragogna.
Il padre, narratore di storie dalla brillante verve umoristica. Con i suoi racconti amava divertire la gente.
Sergio De Cecco, persona pubblica. In tutte le cerimonie, in tutte le manifestazioni lo troviamo presente accanto alla bandiera, pronto ad estrarre dalla tasca il testo scritto del suo discorso.
Sergio è stato un pioniere del sociale. Fondatore della sezione dei donatori di sangue di Ragogna. Socio fondatore della Pro Loco. Amministratore comunale  per moltissimi anni dal 1951. All’epoca il più giovane consigliere comunale. Sempre attento ai problemi della nostra comunità. Docente di lingua e cultura friulana presso le nostre scuole medie. Io sono stato un suo allievo per un intero anno. Preciso, preparato, lezione sempre scritta, pronto all’ascolto, amore per la lingua friulana. Ha suscitato in tutti noi riverenza e rispetto per la sua persona e grande entusiasmo per gli argomenti trattati.
Sergio è stato, è un lettore instancabile dai molteplici interessi. Articolista per varie riviste. Al contempo un lavoratore operoso e volenteroso. Il friulano di un tempo: la famiglia, il lavoro, la chiesa.
Il tesoro di Sergio, il grande tesoro di Sergio: la memoria. Una memoria “ adamantina”, trasparente, pronta, precisa, una memoria salda, vivace, brillante.
Sergio De Cecco è una sentinella fedele della memoria storica della nostra comunità.
Dalla consapevolezza che soltanto ciò che è scritto,  rimane, prende corpo il ”Messedot”, grande opera di recupero delle radici storiche e culturali del nostro paese. Un paese senza radici è destinato a morire: se noi non conosciamo il nostro passato, la nostra storia, non possiamo  comprendere il presente e tantomeno determinare il futuro.
La storia che il nostro autore propone non è la storia dei signori e dei principi, la storia dei castellani di Ragogna, ma la storia, le storie della nostra gente e per questo infinitamente importante perché ci appartiene completamente.
Sergio mi ha confidato di aver scritto innanzitutto per se stesso, per non dimenticare lui, di aver scritto poi per i suoi sei nipoti, per consegnare  a loro e idealmente all’ultima generazione il testimone della storia, della nostra storia, della nostra civiltà friulana.
Noi  apparteniamo alla prima generazione dell’intero corso dell’umanità, che è stata costretta  a depositare nel museo del passato, la nostra infanzia, la nostra giovinezza e gran parte della nostra attività lavorativa.
Una generazione mentale all’epoca dei fatti narrati da Sergio aveva la durata di quasi due secoli: per cambiare completamente mentalità, usi e costumi, occorrevano grossomodo duecento anni. Oggi, se uno si addormenta  e si risveglia dopo due, tre anni, si trova a vivere in un mondo completamente diverso. Il testo di Sergio ci dice dove e come eravamo, contribuisce a mantenere e custodire la nostra identità.
Il futuro non è roseo. Dicono che nei prossimi anni scompariranno tutte le lingue minoritarie del nostro pianeta.  Una vera catastrofe culturale.
Il testo che noi oggi presentiamo sarà destinato a coprirsi di polvere negli scaffali delle biblioteche in attesa di qualche studioso. Già due tesi di laurea, ad onor del vero, hanno rispolverato il Messedot.
“Storiis su la bancje dal fari, ven a stai, Stories di chei di Ruvigne”, è la “prima” edizione di una raccolta antologica, di un florilegio dell’opera omnia di Serio De Cecco, che è  il “Messedot: fats, contes, fufignes, storiutes, proverbis, e atri”, che noi troviamo in fotocopia, depositato nella biblioteca comunale e nelle biblioteche scolastiche. Si tratta di ben tre volumi.
Nella pubblicazione che presentiamo, troviamo 46 storie,  scelte, estrapolate dal “Messedot” ad opera dell’editore e sistemate nella grafia normalizzata a cura dell’ing. Gianni Sergio Pascoli, già sindaco di Ragogna.
La regione Friuli, dico questo per i non addetti ai lavori, nel tentativo di  ridare vita e ordine alla nostra lingua, tramite apposita commissione, ha dettato le norme per l’esposizione scritta. Una lingua per salvarsi  ha assoluto bisogno della produzione scritta. Se da un lato la grafia normalizzata ha risolto problemi di evidente praticità (ad es. Pinzano, la parola Pinçan non possiamo scriverla in cinque modi diversi), dall’altro lato non ha accontentato i veri amanti della lingua friulana, non disposti a perdere la propria variante.
Sergio De Cecco è un vero padrone della nostra lingua friulana, della variante della nostra lingua: le parole, i modi di dire, l’aggettivazione…danno alla nostra lingua friulana, da molti purtroppo ritenuta povera, limitata, rurale, danno alla nostra lingua friulana dignità, decoro, concretezza, spessore.
La sua esposizione è elegante, familiare, disinvolta. Una narrazione scorrevole, colorita, invitante alla lettura.
Nel “Messedot” soprattutto è racchiuso per intero lo scibile della Ragogna del tempo che fu. Un po’ di tutto: usi, costumi, storie, racconti, proverbi, toponomastica, ecc, ecc. E’ un “album fotografico” di una realtà vicinissima nel tempo, ma lontanissima per le nuove generazioni, non più legate alla realtà del paese, ma disperse dalla globalizzazione telematica, che ha incenerito tradizioni millenarie e culture minoritarie.
Leggendo i testi, che presentiamo, per chi ha radici anagrafiche più consistenti, pare di essere in compagnia di vecchi amici per una rimpatriata allegra o triste, a seconda dell’obiettivo della cinepresa di Sergio.
La pubblicazione odierna di “Storiis su la bancje dal fari, ven a stai, Stories di chei di Ruvigne”, credo sia un testo ottimo per le nostre scuole, un testo ad usum delphini, sia per la lingua che per i contenuti. I nostri bambini delle elementari e i nostri ragazzi delle medie dovrebbero possederne una copia.
Concludo, dandoci appuntamento per la seconda edizione di “Storiis su la bancje dal fari, ven a stai, Stories di chei di Ruvigne”, visto che il “Messedot” di Sergio è in continua e costante crescita. Ci auguriamo che la seconda edizione, rivista ed ampliata, sia preferibilmente non postuma.

IL CAV.SERGIO DE CECCO (VISIBILMENTE EMOZIONATO) CON ACCANTO IL SINDACO MIRCO DAFFARRA, SALUTA E RINGRAZIA I CONVENUTI. (f.dt)

PRIMO PIANO PER IL PRF.GIOVANNI MAURO, IL SINDACO E L'AUTORE DEL LIBRO. (f.dt)

UNO SCORCIO DEL PUBBLICO INTERVENUTO. (f.dt)